Il 12 maggio è la “Giornata Mondiale della Fibromialgia”, una sindrome cronica caratterizzata da dolore muscolo-scheletrico diffuso, rigidità, astenia (stanchezza) e disturbi del sonno. Sono, purtroppo, tante le persone che soffrono di questa sindrome ma per fortuna la medicina ha fatto numerosi progressi per migliorare la qualità della vita dei pazienti. Ne abbiamo parlato con il dottor David Terracina, specialista in reumatologia e medicina interna, che riceve presso il Centro Olos di Velletri.
Il 12 maggio sarà la Giornata Mondiale della Fibromialgia. Questa sindrome cronica di solito che sintomi dà e come si diagnostica?
È una malattia complessa e difficile da diagnosticare, perché si intreccia con tante altre problematiche. Quello che domina è il dolore, cronico, e il paziente lo prova nel tempo per lungo periodo. Spesso si associa ad altre patologie, oltre che problematiche personali di forte stress. La fibromialgia è difficile da diagnosticare perché prevede una diagnosi di esclusione: prima si escludono altre malattie e poi si cerca di capire la natura del dolore cronico.
Ci sono delle persone che hanno una maggiore predisposizione o possono essere più soggette a svilupparla?
Spesso si sviluppa in persone che hanno altre malattie croniche, penso ad esempio alle artriti reumatoidi, le connettiviti o le artrosi importanti, per citarne qualcuna. La diagnosi di fibromialgia ovviamente complica le altre malattie. Il dolore è presente già nelle patologie di base e diventa ulteriore. Per tanti anni il dolore è stato interpretato come un sintomo e basta, prima di capire che può essere una malattia lui stesso.
Esiste un trattamento universale oppure è necessario un approccio multidisciplinare?
Un paziente fibromialgico risponderebbe a questa domanda che non esiste un trattamento. In effetti ogni paziente ha il suo, spesso la risposta è per tempi brevi, e devono essere necessariamente pensati percorsi multidisciplinari. Si deve agire sia sul dolore che sulla parte riabilitativa, nonché sull’aspetto psicologico. Quando dico ai miei pazienti affetti da fibromialgia che è necessario cambiare davvero stile di vita, mi guardano e capiscono che sto chiedendo loro la cosa più difficile.
Esiste, anche per la fibromialgia, una correlazione tra alimentazione, attività fisica e decorso della patologia?
Sì, ma non esiste malattia che non sia correlata all’alimentazione o all’attività fisica. Una vita sana e una dieta equilibrata, nonché una valvola di sfogo dello stress, aiutano. Ognuno di noi ha il suo organo bersaglio e la fibromalgia colpisce con il dolore.
Negli ultimi anni la ricerca e la sensibilizzazione hanno portato a nuovi traguardi per la gestione della sindrome?
Il traguardo principale è stato raggiunto già comprendendo che esiste questa malattia. Fino a qualche anno fa era misconosciuta e sottovalutata, se non confusa con la depressione cronica dato che molti pazienti riportano un umore depresso, com’è normale che sia quando si vive un dolore prolungato. Oggi la fibromialgia è una malattia caratterizzata anche se forse siamo ancora lontani dal comprenderne i meccanismi. Si sta lavorando molto per identificare il nesso con i problemi muscolari. Una cosa è certa: per fortuna non dà gravi problematiche ad altri organi, è un messaggio importante da dare ai pazienti. Per fortuna esistono terapie fisiche (fisioterapia, agopuntura, infiltrazioni, laserterapia) che possono aiutare molto la gestione.
IL PROFESSIONISTA
Il dottor David Terracina è medico internista e reumatologo. Laureato in Medicina e Chirurgia nel 1984 presso l’Università degli Studi di Roma La Sapienza, è diventato specialista in Medicina Interna presso l’Università degli Studi di Roma Tor Vergata e in Malattie Infettive presso l’Università degli Studi di Roma La Sapienza. Riceve presso il Centro Olos di Velletri.

